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giovedì 5 aprile 2012

Lontani come tre punti di sospensione Ma grammaticalmente inadatti a separarsi.


Un grigio di sigaretta si fa spazio tra le nostre confessioni.
In questa nebbia mai nessuno potrà vederci così nitidi.
Sconfinati spazi
In un tempo che si trascina dietro il proprio alone.
Ma grammaticalmente inadatti a separarsi.


Gli spazi dei nostri tempi.
Lontani come tre punti di sospensione
Ma grammaticalmente inadatti a separarsi.

Anche se stanchi non andiamo via.

[Silvia Zordan]

domenica 1 aprile 2012

Se, camminando, ti imbattessi in me, parlami di te.




Camminando si apprende la vitacamminando si conoscono le cose
camminando si sanano le ferite del giorno prima.Cammina guardando una stellaascoltando una voceseguendo le orme di altri passi.Cammina cercando la vitacurando le ferite lasciate dai dolori.Niente può cancellare il ricordo del cammino percorso.




Rubén Blades

giovedì 29 marzo 2012

Senza fiato





Questa Luna
Oscurata a metà.
Luce flebile incalzata da un assordante vuoto.
A mezz'aria,
un sospiro soffocato all'altezza del cielo.


Silvia Zordan

lunedì 26 marzo 2012

Cantando marzo





Questa  pelle cede bianco a un cielo carta zucchero
vento inciampa nel mio biondo.
Come sul prato ondeggiano i miei riflessi.


Il sole c'è o non c'è
c'è luce qui dentro di me.


Silvia Zordan



sabato 24 marzo 2012

Avrai poche cose, tra quelle cose ci sarò io


Avrai poche cose ma quelle le avrai:
 
le lampadine fulminate,
il buio, i fantasmi fosforescenti.
Ad occhi chiusi t’incamminerai.
Vivrai sotto i ponti di giorno.
La gente al volo afferrerai.
Chiamerai la luna dai tetti.
Ridurrai in nuvole il fumo.
Tra i gatti sarai solo, come un dio.
 
Avrai poche cose, tra quelle cose
ci sarò io.

martedì 20 marzo 2012

Ebbra la primavera corre nel sangue






Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.


"Vuoto d'amore",
Alda Merini

mercoledì 14 marzo 2012

Non bussare… dietro la mia porta non ci sono più,



Avevo lasciato alle mie spalle una porta socchiusa.
E in un muto angolo avevo aspettato che il tuo piede mettesse fine a quell'attesa.
Chiuderla non mi era possibile.
Certi amori non finiscono se prima non sfiniscono noi.
Si è posato anche quel vento, si è posato sui mobili, gli stipiti, la maniglia.
Su di me.
Lo spiraglio di luce che filtrava e dorava la polvere sospesa si è offuscato.
Nella tua luce non ho visto nient'altro che il mio buio.
E in questo buio mi sono lasciata accecare.


Ultimo alito di vento.
Volano i capelli sugli occhi e li soffio via.
Nuova luce.
Non più da te. La porta si è chiusa.



Ninna nanna ( Il tuo futuro )

Ci saranno sempre gesti che mi muoveranno un brivido dall'interno.
Un bimbo che infila i piedini tra la tua coscia e il cuscino del divano.


Si spande il calore.
Si spande fuori e dentro.

Ti sei fatto posto nel divano come nel mio cuore.
Questa mano cerca difesa,
Che non incontri mai offesa.
Né terreno impervio
Dove rincorrere un pallone.
Calzette blu hanno trovato posto sotto la mia coscia.
Docile vizio che mi scioglie il cuore.
Rintana qui i tuoi piedi
Quando lavoro e fatica divoreranno il tuo giocare.
Che le tue fantasie ti restino accanto
E le tue ingenue paure non si facciano sopraffare dallo sconforto.
Rimani geloso di ciò che possiedi
E di tanto in tanto mantieniti disubbidiente.
Addormentati tardi la sera prima di una gita e svegliati ancora entusiasta.
Fai volare i tuoi aeroplani. 
Vola con loro. 
Non scendere fino a merenda.
Sporcati le mani e il naso di gelato, sei un clown bellissimo conciato così!
Non dimenticare come costruire una capanna di cartone. 
E fa lo stesso col tuo futuro.



Con amore.



martedì 6 marzo 2012

posando, appendendo, gettando su schienali di sedie, ante di paraventi

Vestiario

da "Gente sul ponte"

Ti togli, ci togliamo, vi togliete

cappotti, giacche, gilè, camicette

di lana, di cotone, di terital,
gonne, calzoni, calze, biancheria,
posando, appendendo, gettando su
schienali di sedie, ante di paraventi;
per adesso, dice il medico, nulla di serio
si rivesta, riposi, faccia un viaggio,
prenda nel caso, dopo pranzo, la sera,
torni fra tre mesi, sei, un anno,
vedi, e tu pensavi, e noi temevamo,
e voi supponevate, e lui sospettava;
è già ora di allacciare con mani ancora tremanti
stringhe, automatici, cerniere, fibbie,
cinture, bottoni, cravatte, colletti
e da maniche, borsette, tasche, tirar fuori
-sgualcita, a pois, a righe, a fiori, a scacchi- la sciarpa
riutilizzabile per protratta scadenza.

[Wislawa Szymborska 1923 - 2012]



Ho scoperto questa scrittrice solo dopo la sua morte. Purtroppo.
Apprezzo di lei la sfrontata quotidianità, il poco timido pudore, la pacatezza del tono. 
Credo la sua poesia avrebbe dovuto avere più spazio nel mio bagaglio culturale, ma certe mancanze le avvertiamo solo quando ci vengono messe davanti.
Non si cerca più di scoprire, manca la curiosità.
Avremmo da trovare tutto ma ci accontentiamo di niente.

io non sono quello che tu immagini, ma un altro, assai differente.

Ho iniziato un nuovo libro.
Era da molto che non iniziavo qualcosa di nuovo.
Ho terminato molte cose, messo molti punti.
Pochi nuovi capoversi, poche lettere maiuscole.

Ho preferito dilatare i tempi in molti casi.
Li dilato tutt'ora.
Forse per concedermi il gusto dell'attesa, il gusto di qualcosa in divenire.
Quando si prende una decisione, in quell'istante esatto, tutto perde di entusiasmo, si esaurisce la trepidazione.

La condizione di vivere sospesa non mi aveva mai riguardato prima d'ora.

E' un'ammissione di inadeguatezza, di indeterminazione. 
Ti rende mutevole, non appesantisce i pensieri né tanto meno il corpo.
Ti permette di non prendere nulla né poco né troppo sul serio.





Chiunque tu sia che ora mi tieni per mano, senza una cosa sarà tutto inutile - è un avvertimento leale, quello che do, prima che continui a tentarmi: io non sono quello che tu immagini, ma un altro, assai differente.

Chi vorrà essere il mio seguace? Chi vorrà candidarsi il mio affetto?

La strada è sospetta,il risultato è incerto, fors'anche fatale. Dovrai rinunciare a tutto il resto, perché io ho la pretesa di essere il tuo unico ed esclusivo padrone; ma anche così il noviziato sarà lungo e faticoso, dovrai abbandonare ogni opinione e codice dell'esistenza passata alle vite che si mostrano intorno a te. Perciò lasciami ora, prima di tormentarti ancora di più; ti prego, scosta la tua mano dalle mie spalle, lasciami ora - e prosegui lungo il tuo cammino.

Walt Whitman, da "Calamus", Foglie d'erba




lunedì 5 marzo 2012

tutto contieni e tutto riassumi

Grigio


Rosso è il sangue che scorre nelle vene,
Giallo il sole che brilla sulle mie gelosie,
Verde l’erba,
che tra il Nero asfalto cresce.


Arancio il tramonto che consuma il giorno,
Azzurro il cielo che ho intorno,
Violetto l’orizzonte,
che si confonde col Blu della notte.


Bianche le nuvole, come pecore sparse, e felici,
Argento la luna che i miei sospiri accompagna,
Marrone la terra, 
che la pioggia Indaco, salvifica bagna.


Ma tu sei Grigio, che tutto sfuma,
perché tutto contieni e tutto riassumi.


In te c’è il sangue, e le gelosie, e l’asfalto, e l’erba.
Il tramonto, ed il cielo, e l’orizzonte, e la notte.
Le nuvole, e la luna, e la terra.


Ti infili in ogni spazio, in ogni più piccolo pensiero,
come nebbia circondi, e mi fai prigioniero.


Come Grigio sei: indistinto colore.
Così com’è incerto il tuo posto, nel cuore.
Tra nero e bianco all'infinito vagheggi,
indeciso in eterno, bianco o nero?
Nell’indeterminatezza galleggi.



venerdì 2 marzo 2012

martedì 28 febbraio 2012





Dunque ci sei? Dritto dall’attimo ancora socchiuso?
La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì?
Non c’è fine al mio stupore, al mio tacerlo. 


Ascolta
come mi batte forte il tuo cuore.




Ogni caso,
Wislawa Szymborska

lunedì 27 febbraio 2012

Bevo a una casa distrutta,
alla mia vita sciagurata,
a solitudini vissute in due
e bevo anche a te:
all'inganno di labbra che tradirono,
al morto gelo dei tuoi occhi,

ad un mondo crudele e rozzo,
ad un Dio che non ci ha salvato.





1934 

martedì 7 febbraio 2012

umile silenzio





E ti fermasti alla finestra. Era ancora lì.
Ti chiedesti come sopportasse ancora quel peso, umiliato in questa posa.
Eppure la mattina dopo risollevò il capo.
La neve si era sciolta.
 

lunedì 10 ottobre 2011

lasciami sprofondare nei tuoi occhi




Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore innamorato; ritira le unghie nelle zampe, lasciami sprofondare nei tuoi occhi in cui l'agata si mescola al metallo.

Quando le mie dita carezzano a piacere la tua testa e il tuo dorso elastico e la mia mano s'inebria del piacere di palpare il tuo corpo elettrizzato,

vedo in ispirito la mia donna. Il suo sguardo, profondo e freddo come il tuo, amabile bestia, taglia e fende simile a un dardo, e dai piedi alla testa

un'aria sottile, un temibile profumo ondeggiano intorno al suo corpo bruno.

lunedì 26 settembre 2011

Non sto pensando a niente




Non sto pensando a niente, 
e questa cosa centrale, che a sua volta non è niente, 
mi è gradita come l'aria notturna, 
fresca in confronto all'estate calda del giorno.
Che bello, non sto pensando a niente!
Non pensare a niente 
è avere l'anima propria e intera. 
Non pensare a niente
è vivere intimamente
il flusso e riflusso della vita... 
Non sto pensando a niente. 
E' come se mi fossi appoggiato male. 
Un dolore nella schiena o sul fianco, 
un sapore amaro nella bocca della mia anima:
perché, in fin dei conti, 
non sto pensando a niente, 
ma proprio a niente, 
a niente...

- Fernando Pessoa