Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore innamorato; ritira le unghie nelle zampe, lasciami sprofondare nei tuoi occhi in cui l'agata si mescola al metallo. Quando le mie dita carezzano a piacere la tua testa e il tuo dorso elastico e la mia mano s'inebria del piacere di palpare il tuo corpo elettrizzato, vedo in ispirito la mia donna. Il suo sguardo, profondo e freddo come il tuo, amabile bestia, taglia e fende simile a un dardo, e dai piedi alla testa un'aria sottile, un temibile profumo ondeggiano intorno al suo corpo bruno. |
lunedì 10 ottobre 2011
lasciami sprofondare nei tuoi occhi
mercoledì 28 settembre 2011
Diventiamo leggeri
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Viviamoci quasi fosse un picnic.
Non è che quando si fa un picnic ci si porta dietro il divano, la cucina, il letto e tutto l'arredamento di casa.
Diventiamo leggeri.
lunedì 26 settembre 2011
Non sto pensando a niente
Non sto pensando a niente,e questa cosa centrale, che a sua volta non è niente,mi è gradita come l'aria notturna,fresca in confronto all'estate calda del giorno.Che bello, non sto pensando a niente!Non pensare a nienteè avere l'anima propria e intera.Non pensare a nienteè vivere intimamenteil flusso e riflusso della vita...Non sto pensando a niente.E' come se mi fossi appoggiato male.Un dolore nella schiena o sul fianco,un sapore amaro nella bocca della mia anima:perché, in fin dei conti,non sto pensando a niente,ma proprio a niente,a niente...
- Fernando Pessoa
sabato 16 luglio 2011
Essere buoni
Forse la cosa decisiva è che i figli imparino ad essere buoni. A scoprire e a coltivare la bontà d'animo che hanno in dotazione nel programma originale e si sforzino di attenuare la forza dei loro difetti. Questi infatti rappresentano delle disposizioni emotive che rendono difficile e a volte impossibile voler bene a qualcuno e accorgersi di essere amati.
Forse il vero capitale su cui puntare è la bontà d'animo, in parte già data e in parte da conquistare. Perchè è su questo terreno che si gioca la partita della realizzazione personale. Eppure per un'insufficienza in inglese la famiglia si allarma, si mobilita, è disposta ad affrontare spese. Se il figlio è egoista, pensa solo al suo tornaconto e non si sfoza di amare non suona nessun allarme. Anzi, meglio così - dice il papà - nella vita non si farà mettere i piedi in testa da nessuno. E la mamma: così non soffrirà l'insicurezza che ho sofferto io.
Infatti è menefreghista, pretende, pensa solo per sè e usa gli altri per il suo tornaconto. Non ci sarebbe molto di cui essere contenti ma tutti trovano la cosa normale. L'importante è che sia autonomo e che a scuola vada bene. Che ne sarà di lui se nell'adolescenza metterà il sigillo della giustizia alle tendenze egoistiche del suo carattere accuratamente coltivate in nome della sua affermazione personale? Legittimerà i suoi lati peggiori e non proverà la voglia e il gusto di diventare una persona migliore. Migliore perchè buona.
[Osvaldo Poli]
mercoledì 24 novembre 2010
costretti a fare economia di emozioni
Voglio Tempo.
Ne ho una sete pazzesca.
Tempo in più.
Per amare, per sognare, per ricaricare le batterie. Tempo per scrivere, per lavorare, per emozionarsi. Tempo per me stesso, insomma. Per dormire, per giocare, per correre a perdifiato. Tempo per fermarsi, per guardare, per avere il piacere di ascoltare. Ore, minuti, secondi. Ne voglio il più possibile. Perché il Tempo non basta mai. È sempre pressante, non ti da mai tregua. Sfila via che non te ne accorgi mai. E io ne vorrei di più. Sempre di più. Vorrei una giornata di 36 ore, solo per me. Lo so, sarei comunque e sempre di corsa, mi ridurrei comunque e sempre all’ultimo momento. Ma, Dio, quante cose in più che potrei fare…
Il guaio, però, è che il Signor Tempo è avaro e non ti regala un secondo di più nemmeno per tutto l’oro di questo mondo. Così, ci si ritrova costretti a fare economia di emozioni, di sensazioni, di piaceri che, purtroppo, vengono sempre e solo dopo i doveri.
Allora cerco di sfruttare ogni minuto, ogni istante per fare quello che voglio, per emozionare il mio cuore, per potermi sentire vivo ad ogni mio singolo respiro.
Non è un’impresa facile, lo so. La stanchezza è sempre in agguato e ti assale sempre alle spalle.
Ma l’importante è provarci…
Ne ho una sete pazzesca.
Tempo in più.
Per amare, per sognare, per ricaricare le batterie. Tempo per scrivere, per lavorare, per emozionarsi. Tempo per me stesso, insomma. Per dormire, per giocare, per correre a perdifiato. Tempo per fermarsi, per guardare, per avere il piacere di ascoltare. Ore, minuti, secondi. Ne voglio il più possibile. Perché il Tempo non basta mai. È sempre pressante, non ti da mai tregua. Sfila via che non te ne accorgi mai. E io ne vorrei di più. Sempre di più. Vorrei una giornata di 36 ore, solo per me. Lo so, sarei comunque e sempre di corsa, mi ridurrei comunque e sempre all’ultimo momento. Ma, Dio, quante cose in più che potrei fare…
Il guaio, però, è che il Signor Tempo è avaro e non ti regala un secondo di più nemmeno per tutto l’oro di questo mondo. Così, ci si ritrova costretti a fare economia di emozioni, di sensazioni, di piaceri che, purtroppo, vengono sempre e solo dopo i doveri.
Allora cerco di sfruttare ogni minuto, ogni istante per fare quello che voglio, per emozionare il mio cuore, per potermi sentire vivo ad ogni mio singolo respiro.
Non è un’impresa facile, lo so. La stanchezza è sempre in agguato e ti assale sempre alle spalle.
Ma l’importante è provarci…
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