martedì 6 marzo 2012

posando, appendendo, gettando su schienali di sedie, ante di paraventi

Vestiario

da "Gente sul ponte"

Ti togli, ci togliamo, vi togliete

cappotti, giacche, gilè, camicette

di lana, di cotone, di terital,
gonne, calzoni, calze, biancheria,
posando, appendendo, gettando su
schienali di sedie, ante di paraventi;
per adesso, dice il medico, nulla di serio
si rivesta, riposi, faccia un viaggio,
prenda nel caso, dopo pranzo, la sera,
torni fra tre mesi, sei, un anno,
vedi, e tu pensavi, e noi temevamo,
e voi supponevate, e lui sospettava;
è già ora di allacciare con mani ancora tremanti
stringhe, automatici, cerniere, fibbie,
cinture, bottoni, cravatte, colletti
e da maniche, borsette, tasche, tirar fuori
-sgualcita, a pois, a righe, a fiori, a scacchi- la sciarpa
riutilizzabile per protratta scadenza.

[Wislawa Szymborska 1923 - 2012]



Ho scoperto questa scrittrice solo dopo la sua morte. Purtroppo.
Apprezzo di lei la sfrontata quotidianità, il poco timido pudore, la pacatezza del tono. 
Credo la sua poesia avrebbe dovuto avere più spazio nel mio bagaglio culturale, ma certe mancanze le avvertiamo solo quando ci vengono messe davanti.
Non si cerca più di scoprire, manca la curiosità.
Avremmo da trovare tutto ma ci accontentiamo di niente.

io non sono quello che tu immagini, ma un altro, assai differente.

Ho iniziato un nuovo libro.
Era da molto che non iniziavo qualcosa di nuovo.
Ho terminato molte cose, messo molti punti.
Pochi nuovi capoversi, poche lettere maiuscole.

Ho preferito dilatare i tempi in molti casi.
Li dilato tutt'ora.
Forse per concedermi il gusto dell'attesa, il gusto di qualcosa in divenire.
Quando si prende una decisione, in quell'istante esatto, tutto perde di entusiasmo, si esaurisce la trepidazione.

La condizione di vivere sospesa non mi aveva mai riguardato prima d'ora.

E' un'ammissione di inadeguatezza, di indeterminazione. 
Ti rende mutevole, non appesantisce i pensieri né tanto meno il corpo.
Ti permette di non prendere nulla né poco né troppo sul serio.





Chiunque tu sia che ora mi tieni per mano, senza una cosa sarà tutto inutile - è un avvertimento leale, quello che do, prima che continui a tentarmi: io non sono quello che tu immagini, ma un altro, assai differente.

Chi vorrà essere il mio seguace? Chi vorrà candidarsi il mio affetto?

La strada è sospetta,il risultato è incerto, fors'anche fatale. Dovrai rinunciare a tutto il resto, perché io ho la pretesa di essere il tuo unico ed esclusivo padrone; ma anche così il noviziato sarà lungo e faticoso, dovrai abbandonare ogni opinione e codice dell'esistenza passata alle vite che si mostrano intorno a te. Perciò lasciami ora, prima di tormentarti ancora di più; ti prego, scosta la tua mano dalle mie spalle, lasciami ora - e prosegui lungo il tuo cammino.

Walt Whitman, da "Calamus", Foglie d'erba




lunedì 5 marzo 2012

tutto contieni e tutto riassumi

Grigio


Rosso è il sangue che scorre nelle vene,
Giallo il sole che brilla sulle mie gelosie,
Verde l’erba,
che tra il Nero asfalto cresce.


Arancio il tramonto che consuma il giorno,
Azzurro il cielo che ho intorno,
Violetto l’orizzonte,
che si confonde col Blu della notte.


Bianche le nuvole, come pecore sparse, e felici,
Argento la luna che i miei sospiri accompagna,
Marrone la terra, 
che la pioggia Indaco, salvifica bagna.


Ma tu sei Grigio, che tutto sfuma,
perché tutto contieni e tutto riassumi.


In te c’è il sangue, e le gelosie, e l’asfalto, e l’erba.
Il tramonto, ed il cielo, e l’orizzonte, e la notte.
Le nuvole, e la luna, e la terra.


Ti infili in ogni spazio, in ogni più piccolo pensiero,
come nebbia circondi, e mi fai prigioniero.


Come Grigio sei: indistinto colore.
Così com’è incerto il tuo posto, nel cuore.
Tra nero e bianco all'infinito vagheggi,
indeciso in eterno, bianco o nero?
Nell’indeterminatezza galleggi.



Riproduzione casuale: il trionfo della buona musica



"le verità cercate per terra, da maiali, 
tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali"


"Andare con lo sguardo tra i marciapiedi 

Solcati dai passanti "


"era una guerra un po' del cavolo, 
mancava un senso , un apriscatole, un'idea, 
eppure tutti comandavano, 
a che cosa non si sa."


"Ma se la vita smette di aiutarti 
è più difficile dimenticarti 
di quelle felicità intraviste 
dei baci che non si è osato dare 
delle occasioni lasciate ad aspettare 
degli occhi mai più rivisti."

venerdì 2 marzo 2012

martedì 28 febbraio 2012





Dunque ci sei? Dritto dall’attimo ancora socchiuso?
La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì?
Non c’è fine al mio stupore, al mio tacerlo. 


Ascolta
come mi batte forte il tuo cuore.




Ogni caso,
Wislawa Szymborska

lunedì 27 febbraio 2012

Bevo a una casa distrutta,
alla mia vita sciagurata,
a solitudini vissute in due
e bevo anche a te:
all'inganno di labbra che tradirono,
al morto gelo dei tuoi occhi,

ad un mondo crudele e rozzo,
ad un Dio che non ci ha salvato.





1934